Bundestag di Berlino, 16 novembre 2025. Durante la cerimonia della Giornata del lutto nazionale, a 80 anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, il Presidente Sergio Mattarella ha ricordato con forza che “la guerra d’aggressione è un crimine” ed ha evocato l’immagine dei “nuovi Dottor Stranamore all’orizzonte”. Una metafora potente, che richiama il celebre film di Stanley Kubrick (Dr. Strangelove or: How I Learned to Stop Worrying and Love the Bomb, 1964), satira grottesca sulla follia della corsa agli armamenti nucleari.
Il Presidente ha ricordato che nel dopoguerra la nascita delle Nazioni Unite e le Convenzioni di Ginevra avevano acceso la speranza di una pace fondata sul diritto, riaffermando che la popolazione civile deve essere protetta in ogni circostanza.
Ha sottolineato che il Trattato del 1997 per la messa al bando degli esperimenti nucleari non è stato ratificato da diversi Paesi (tra cui Cina, India, Pakistan, Corea del Nord, Israele, Iran, Egitto, Stati Uniti) e che la Russia ha ritirato la sua ratifica nel 2023.
Torniamo al riferimento cinematografico, alla metafora dei “nuovi Dottor Stranamore”, che mette in guardia contro la tentazione di normalizzare la distruzione e di “innamorarsi della bomba”, proprio come nel film citato. Kubrick mostrava generali paranoici, presidenti impotenti e scienziati visionari che, tra risate ed inquietudine, conducevano il mondo verso l’apocalisse.
Oggi, le parole di Mattarella ci ricordano che quella satira non è solo memoria cinematografica: è ancora lente critica per leggere il presente. La citazione diventa, quindi, occasione per riflettere su come la cultura possa illuminare le circostanze attuali. “C’è chi ha la pretesa che si debba amare la bomba”, ha detto il Presidente Mattarella. Kubrick lo aveva già mostrato: l’assurdità di un potere che si innamora della distruzione.
Per proseguire, con tutto il rispetto nei confronti della Massima Carica Istituzionale degli Italiani, il cui intervento, peraltro, ci trova pienamente d’accordo, non solo su quanto proferito, ma anche sulla scelta del luogo, del tempo e della circostanza, con tutto il rispetto, ripetiamo, proprio perché appoggiati al bancone del nostro caffè, desideriamo proseguire nell’alveo delle arti visive, immaginandoci un Commissario Moltalbano esclamare: “Miiii, ma io non mi faccio persuaso che ancora ci si debba preoccupare di certi argomenti!”. Avrebbe certamente ragione. Anche noi, dal nostro bancone e dal nostro limitato punto di vista di studiosi, non ci facciamo persuasi che non si sia studiato scientificamente e con tutti gli altri strumenti culturali in nostro possesso il fenomeno insito nella nostra specie della propensione all’uso della violenza.
A tale proposito permetteteci di condividere una serie di “stranezze” registrate nella nostra attività di ricerca. Stiamo progettando il Museo della Morte, in cui affrontiamo il tema del termine della vita da varie prospettive: biologica, fisica, antropologica, storica, sociale, teologica, epistemologica, letteraria, artistica e psicologica. Il 50% dei maschi, a cui abbiamo presentato anche solo l’idea, si sono, senza indugio, esibiti in gestualità scaramantiche, sovente localizzate nella zona pubica, come se la morte fosse cosa che si palesasse solo se evocata. Ormai specialisti in repliche verso tali esternazioni, facciamo notare che, oltre ad essere comune destino di tutti gli esseri umani, la morte è costantemente presente nella nostra vita. Non solo è il motore, consapevole o inconsapevole, diretto o indiretto, di tutte le nostre azioni, ma si palesa ovunque attorno a noi. Pensate ad una lezione di storia a scuola, ai palinsesti televisivi, cinematografici, ai giochi su web, ai nostri intercalare (soprattutto nella zone di Roma). La morte è presente ovunque, come fosse l’impalcatura della vita. Fino a qui, nulla di sconvolgente, a parte, invece, i continui riferimenti alle cause violente della stessa: è sufficiente accendere un televisore e scorrerne i canali. La cosa, infatti, che, come studiosi, ci stupisce è proprio che non venga trattata in abbinamento all’atto violento (ad eccezione delle occasioni di lutto, di memoria e di ritualità esorcizzanti come nello spettacolo e nell’arte).
Ci siamo mossi, disperati, per una pandemia, che rispetto alla violenza prodotta dalla nostra specie contro se stessa fa la figura dell’educanda, mentre non facciamo nulla per comprendere la violenza e l’utilizzo della morte contro i nostri simili, soprattutto quando qualcuno della nostra specie l’utilizza per le più disparate finalità di dominio. Pensate solo a quanta fatica si sta facendo per contrastare l’orrore delle morti provocate dagli uomini contro le donne e contro la cultura che origina tali comportamenti!
La violenza ed ancor più l’uso sistematico e pianificato della morte è corredo comportamentale insito in noi e certamente ereditato, ma ben lungi dall’essere stigmatizzato come patologia universale e come tale essere studiato e curato.

Proprietà intellettuale INFOGESTIONE s.a.s.
Eppure la violenza, la guerra, il desiderio di vessare e sopraffare il prossimo sono sotto gli occhi di tutti, non sono eccezioni. Non riusciamo a convivere un secolo, e forse neppure pochi decenni, senza scatenare guerre. La questione, quindi, non è tanto nel recepire un messaggio, quello del Presidente della Repubblica Italiano, che, condivisibile sino a quanto si vuole, resterà una delle tante grida manzoniane, di cui tutti sono convinti, ma solo in linea teorica: prova ne è che una buona parte della ricchezza nazionale, nel Paese della Carica citata, si crea con l’industria degli armamenti, in aperto sostanziale contrasto con la Carta Costituzionale: su questo ci permettiamo di proporre una riflessione…per tutti.
Perché la nostra specie si comporta così? È inutile fare spallucce: questo è il problema, ma se non ci si adopera nel determinare la causa, non si potrà mai ricavare un cura: la guerra sarà sempre latte versato, su cui piangeremo oceani di lacrime.
La sfiducia nella scienza e nella conoscenza, salvo quando questa permetta il bieco sfruttamento applicativo e tecnologico a favore di pochi ed a scapito di molti, continuerà a mietere vittime come le guerre stesse (peraltro grandi consumatrici di applicazioni scientifiche e tecnologiche: ottime clienti).
Pensate a quanto ci sarebbe da fare ed a quanto stiamo facendo in direzione contraria ed ostinata (sperando che il Maestro De André ci perdoni l’indebita appropriazione). Chiediamoci: quanto stiamo investendo nella pace? Quanto stiamo facendo “volare” indicatori come il Positive Peace Index (PPI)? Quanta attenzione poniamo al Peace Dividend, noi tutti che facciamo comunicazione ed informazione?
Forse una revisione alla retorica istituzionale ed al reale impegno verso il da farsi sarebbe argomento su cui riflettere: tutti. La pace è una questione di evoluzione culturale, costruita giorno dopo giorno, generazione dopo generazione, nei piccoli gesti come nelle importanti scelte collettive. La violenza è una espressione istintiva, che troppi vogliono convertire in cultura. Meditiamo!
Un altro caffè, per favore!
PERCORSI
Ogni parola apre un cammino. In calce al nostro editoriale proponiamo sei percorsi culturali: possono essere scelti tra: una musica, un libro, un film, un’opera grafica, un lavoro teatrale, un museo, una mostra o un luogo. Sono inviti a vivere la parola non solo come testo, ma come esperienza condivisa di ascolto, visione e memoria.
PERCHÉ È STATO CONSIGLIATO QUESTO PERCORSO?
Il percorso suggerito nasce come risposta culturale e critica alla metafora dei “nuovi Dottor Stranamore” evocata nel discorso del Presidente Mattarella. “Madre Courage e i suoi figli” di Brecht è stato scelto perché smaschera la logica economica della guerra, mostrando come la sopravvivenza possa diventare complicità: una lente teatrale che risuona con la denuncia dell’assuefazione alla violenza. Il libro “La banalità del male” di Hannah Arendt accompagna questa riflessione, offrendo una prospettiva filosofica sulla responsabilità individuale dentro sistemi che normalizzano il disumano, proprio come nel film di Kubrick, “Il dottor Stranamore”, che viene qui segnalato non solo come fonte diretta della metafora, ma come opera che trasforma la paura in pensiero critico, tra grottesco e inquietudine. L’immagine ispirata a Guernica di Picasso, creata appositamente per questo articolo, non riproduce l’opera originale ma ne evoca il trauma e la memoria, trasformandoli in segnale visivo e gesto culturale, rimandando, con collegamento, all’opera di Picasso segnalata. Infine, il Museo diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti di Torino è stato scelto come luogo che trasforma la storia in responsabilità presente, offrendo uno spazio educativo e testimoniale in linea con l’invito a investire nella pace e nella cultura.
LA MUSICA
We’ll Meet Again
Vera Lynn
A TEATRO
Madre Courage e i suoi figli
Bertolt Brecht
IL FILM
Il dottor Stranamore
Stanley Kubrick
Nota redazionale
I Caffè Culturali sono un progetto di INFOGESTIONE, impresa dedicata alla ricerca didattica e culturale. In calce ai nostri articoli, proponiamo sei percorsi culturali come opportunità di approfondimento e compagnia: un brano musicale, un libro, un film o audiovisivo, un’opera visiva (grafica, fotografica o scultorea), un lavoro teatrale o melodramma, una mostra, un’esposizione, un museo o semplicemente un luogo. Ogni riferimento è selezionato per affinità tematica e accompagnato da dichiarazione di fonte, link ufficiale e, ove necessario, da rivisitazione grafica originale ispirata, mai copia. Le immagini e i materiali non sono utilizzati a fini commerciali, ma come corredo culturale e testimoniale.
La musica che accompagna i nostri redazionali, come in questo caso, è nidificata tramite il player ufficiale di YouTube. Rimane ospitata sulla piattaforma citata, accessibile anche direttamente da YouTube, senza subire rimontaggi né alterazioni. La sua presenza qui è a corredo di un articolo culturale, senza alcuna finalità commerciale o pubblicitaria. È parte del nostro percorso di ricerca e di divulgazione culturale.
INFOGESTIONE si impegna a rispettare ogni diritto d’autore e rimane a disposizione per eventuali chiarimenti, rettifiche o segnalazioni, qualora, senza alcuna intenzione di dolo, avesse involontariamente violato diritti di terzi.
INFOGESTIONE non contrae rapporti commerciali o professionali con gli autori o i produttori di quanto segnalato.
Comunità
Ogni relazione è una stella: solo insieme siamo il cielo.
Iscrivetevi per far parte della nostra comunità, per ricevere aggiornamenti, inviti, contenuti esclusivi e per partecipare attivamente alla costruzione di un dialogo nuovo alla ricerca della comprensione delle nostre vite, del nostro mondo attraverso la cultura e le relazioni.
Coordinate di questa pagina, fonti, collegamenti ed approfondimenti.
Titolo: Dottor Stranamore, suppongo
Sezione: Chiacchiere da bancone
Autore: a cura della redazione
Ospite: –
Codice: ICCMICC2511161923MAN
Ultimo aggiornamento: 16/11/2025
Pubblicazione in rete: prima stagione, 16/11/2025
Proprietà intellettuale: INFOGESTIONE s.a.s
Fonte contenuti: INFOGESTIONE – I Caffè Culturali
Fonte immagini: INFOGESTIONE – I Caffè Culturali
Fonte video e contenuti multimediali: https://www.youtube.com/watch?v=UEfRoYd-Amw
Collegamenti per approfondimenti inerenti al tema:
– We’ll Meet Again – https://www.youtube.com/watch?v=mEtldt-FI8Y&t=2s
– Madre Courage e i suoi figli – https://www.youtube.com/watch?v=BqKmlXKtCxA&t=5s
– Il dottor Stranamore: https://www.youtube.com/watch?v=oQuG_N2o63g
– La banalità del male – https://www.mondadoristore.it/la-banalita-del-male-eichmann-a-gerusalemme-nuova-ediz-libro-hannah-arendt/p/9788807897450?gclsrc=3p.ds&utm_source=bing&utm_medium=cpc&utm_campaign=Shopping%20Standard%20%7C%20ALL_A%20%7C%20ALL_D%20%7C%20All%20Products&msclkid=f24ac39e4ea91a06717caa80a724ac26
– Guernica – https://it.wikipedia.org/wiki/Guernica_%28Picasso%29
– Museo diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti – https://museodiffusotorino.it





Molto interessante
Considerazioni di alto profilo.
Complimenti
Un argomento attualissimo, arricchito di documentazione di grande interesse.